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Mensile telematico di archeologia, turismo, ambiente, spettacolo, beni e attività culturali, costume, attualità e storia del territorio in provincia di Barletta–Andria-Trani e Valle d’Ofanto

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02/05/2020.  BARLETTA - NEL RICORDO DELL’ATTORE BARLETTANO MANRICO GAMMAROTA UN 1° MAGGIO CARICO DI SIGNIFICATI PER L’EMERGENZA CORONAVIRUS. SU RAI UNO (NELLA FICTION SULLA VITA DEL SINDACALISTA GIUSEPPE DI VITTORIO) UNA DRAMMATICA INTERPRETAZIONE.

Ad ottobre ne avrebbe compiuti sessantacinque: il ricordo dell’attore barlettano Manrico Gammarota, trascorsi già cinque anni dalla tragica scomparsa, ci viene restituito con un tuffo al cuore dalla televisione. Sono stati in molti ad avvertire un fremito di commozione rivedendolo venerdì 1° maggio su Rai Uno nel film-tv “Pane e libertà” (realizzato come mini-serie nel 2009 sulla vita del sindacalista e uomo politico pugliese Giuseppe Di Vittorio) andato in onda ieri sera per la Festa dei Lavoratori.

Nel giro di pochi mesi dalla sua tragica morte, la memoria pubblica (quella delle istituzioni) verso Manrico Gammarota e il suo impegnato legame con la città natale sembrava già essersi appannata dopo i primissimi momenti consumatisi nella sala del cinema Paolillo, luogo-memoriale del suo sentirsi barlettano distante (per motivi di lavoro) ma vicino vicino per quei sentimenti di familiarità personale e professionale che lo avevano indotto ad assumere la direzione artistica del teatro comunale Curci punta più alta di una sua sentimentale “love story” con Barletta.

Chi mai più ricorda le promesse (a chiacchiere) di eternarlo – come ancora oggi meriterebbe - nel vissuto cittadino con intitolazione di una strada o addirittura di un ambiente all’interno di quello stesso teatro Curci nobilitato dalla sua figura di attore a trecentosessanta gradi? Chi altri potrebbe diversamente onorare l’eredità artistica, attoriale, da uomo dello spettacolo e di teatro, di figura altamente preparata e professionale?

Torniamo allo sceneggiato sulla vita del sindcalista Di Vittorio dove si segue Manrico, nei panni dell’agrario di stampo feudale in quella Cerignola d’inizio Novecento (ma ambientata ad Altamura). In un ruolo centrale interpretato, come spesso gli accadeva in altre sceneggiature teatrali e di cinema nella trama narrativa per l’incipit del racconto sul Di Vittorio prima ragazzino e poi uomo col volto di Piefrancesco Favino.

A riaffermare l’indissolubile relazione con Barletta e la barlettanità più pura e duratura, un dettaglio rivelatore nei titoli di testa della fiction su Rai Uno: dove nel cast si legge testualmente (crediamo per la prima volta nelle analoghe citazioni fra locandine e cartelloni vari) “Manrico Ruggiero Gammarota”, a sottolineare con il secondo nome del santo Patrono l’attaccamento più sentito e quanto mai più sincero alle proprie radici…

E’ stato l’autoritario barone-padrone delle terre di un Tavoliere riarso e delle vite (spesso bruciate giovani dalla sofferenza e dalla miseria) dei suoi sottoposti proletari: Manrico gli ha dato in quel ruolo quella sua fisicità ed il verismo di quei tempi, ma anche stavolta da cattivo, duro, difficile, spigoloso anche oltre quei limiti che ogni altro attore avrebbe consumato da mestierante e che però nella sua personalissima interpretazione riecheggiavano quella coscienza culturale accresciuta dall’educazione in famiglia.

Con l’esempio nel cuore e nella mente del papà Francesco, partigiano nella lotta della Resistenza col nome da battaglia di “Brancaleone”, volutamente ispirato ad uno dei tredici della Disfida che per l’Italia vollero battersi in quel lontano 1503 e che in lui si ritrovò come spirito ed azione militante durante i mesi della lotta ai nazifascisti.

Nino Vinella, giornalista

Barletta, 2 maggio 2020

LA RASSEGNA STAMPA SUL WEB...

Nel ricordo dell’attore barlettano Manrico Gammarota, un 1° maggio carico di significati per l’emergenza Coronavirus

https://www.barlettanews.it/nel-ricordo-dellattore-barlettano-manrico-gammarota-un-1-maggio-carico-di-significati-per-lemergenza-coronavirus/





 

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